Da inizio decennio, nella maggior parte dei paesi UE l'import è rincarato più dell'export
Silver Data Lab Research Desk · Analisi statistica · Pubblicato il 18 ottobre 2026
- Fonte dei dati
- Eurostat
- Periodo di riferimento
- 2025
- Ultimo aggiornamento
- 18 ottobre 2026
Ricontrollato con la fonte il 17 ottobre 2026. Nessun valore dei suoi dataset è cambiato tra le istantanee che conserviamo. Tutte le revisioni che abbiamo osservato →
Dati principali
- Nel 2025 le ragioni di scambio di 19 dei 27 Stati membri erano sotto quota 100: in ciascuno di questi paesi, dal 2021, il prezzo medio dei beni venduti all'estero è salito meno di quello dei beni acquistati dall'estero.
- La Slovenia ha le ragioni di scambio più alte dell'UE, 115,5, con un indice dei valori medi unitari delle esportazioni salito a 148,3, il più alto dei 27. Malta ha le più basse, 88,1, e anche l'indice delle esportazioni più basso, 111,8.
- Nel 2022 gli Stati membri scesi sotto il livello del 2021 sono stati 24, e per 14 di loro quell'anno è il punto più basso di una serie che parte dal 2014.
- L'Italia è passata dalle ragioni di scambio più basse dell'UE nel 2022, 89,6, alle terze più alte nel 2025, 105,3: un aumento derivato di 15,7 punti, con l'indice delle esportazioni in salita e quello delle importazioni in calo.
- Il Lussemburgo è il paese che ha perso più terreno dopo il 2022, con un calo derivato di 8,5 punti: il suo indice dei valori medi unitari delle importazioni è salito da 119,4 a 134,0, il più alto dell'Unione.

Quanto rendono le esportazioni e quanto costano le importazioni
Nel 2025, in 19 dei 27 Stati membri, il prezzo medio dei beni venduti all'estero era cresciuto, rispetto al 2021, meno di quello dei beni acquistati dall'estero. Negli altri otto era cresciuto di più. Eurostat sintetizza questo confronto nelle ragioni di scambio: un indice dei valori medi unitari delle esportazioni diviso per un indice dei valori medi unitari delle importazioni, entrambi posti pari a 100 nel 2021. Un valore sotto 100 significa che, in media, con la stessa quantità di esportazioni oggi si pagano meno importazioni che nel 2021; un valore sopra 100 significa che se ne pagano di più.
Il valore medio unitario è il valore di una spedizione diviso per la sua quantità, espressa in chilogrammi di peso e, per alcuni beni, anche in litri, pezzi o altre unità: in pratica, un prezzo medio per unità di merce. Eurostat lo calcola per ogni prodotto e per ogni paese partner, concatena le variazioni da un anno all'altro e pubblica il risultato sotto forma di indice. Poiché è una media di tutto ciò che è stato spedito, si muove quando cambia la composizione delle merci oltre che quando cambiano i prezzi. Fa le veci dei prezzi degli scambi con l'estero, ma non nasce da una rilevazione di quei prezzi.
Ovunque sono saliti i prezzi medi sia delle esportazioni sia delle importazioni. Nel 2025 tutti gli indici delle esportazioni e tutti quelli delle importazioni degli Stati membri erano sopra quota 100: per le esportazioni si va dai 111,8 di Malta ai 148,3 della Slovenia, per le importazioni dai 117,2 dei Paesi Bassi ai 134,0 del Lussemburgo. Le ragioni di scambio dicono quale dei due indici sia salito più in fretta.
La maggioranza sotto il livello di partenza, molti di poco
Non tutti i diciannove Stati membri sotto quota 100 ne sono lontani. Nove stanno fra 99,0 e 99,9: Belgio, Portogallo, Estonia, Grecia, Slovacchia, Irlanda, Francia, Romania e Austria. Gli altri dieci sono sotto 99: in fondo ci sono Malta con 88,1, Cipro con 91,6 e il Lussemburgo con 92,8, e sopra di loro la Bulgaria con 93,7, la Croazia con 94,4 e la Danimarca con 95,3.
Otto sono sopra quota 100. In testa c'è la Slovenia con 115,5, seguita dai Paesi Bassi con 105,5, dall'Italia con 105,3, dalla Cechia con 105,1, dalla Germania con 104,7 e dalla Polonia con 103,9. La Lituania con 102,0 e la Lettonia con 101,1 sono più vicine alla soglia.
L'anno in cui quasi tutti hanno perso terreno
Nel 2022, quasi ovunque, i valori medi unitari delle importazioni sono cresciuti più in fretta di quelli delle esportazioni, e 24 dei 27 Stati membri sono scesi sotto il livello del 2021. Ne sono rimasti sopra soltanto il Lussemburgo e la Finlandia, entrambi a 101,3, e la Slovenia a 101,1. Per 14 Stati membri, fra cui Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi, il 2022 è il punto più basso di una serie che comincia nel 2014. Quell'anno l'Italia ha registrato le ragioni di scambio più basse dell'Unione, 89,6, seguita da Malta con 90,1 e dall'Irlanda con 91,4. La tabella considera tutte le merci insieme, e quindi non può mostrare quali prodotti abbiano spinto in alto i valori delle importazioni.
La Grecia ricorda che grandi oscillazioni dei prezzi medi e una grande oscillazione delle ragioni di scambio sono cose diverse. Nel 2022 aveva sia l'indice delle esportazioni più alto dell'UE, 136,6, sia l'indice delle importazioni più alto, 138,7. Poiché i due sono saliti quasi di pari passo, le sue ragioni di scambio sono scese soltanto a 98,5.
Chi ha recuperato, grazie alle esportazioni o alle importazioni
Fra il 2022 e il 2025 le ragioni di scambio sono salite in 18 Stati membri e scese in nove. Leggendo separatamente gli indici delle esportazioni e delle importazioni si vede che i guadagni hanno avuto origini diverse.
Il recupero più ampio è quello dell'Italia, salita da 89,6 a 105,3: 15,7 punti (differenza derivata), dal fondo della classifica al terzo posto. Entrambe le componenti si sono mosse a suo favore. Il suo indice dei valori medi unitari delle esportazioni è passato da 118,5 a 132,6, mentre quello delle importazioni è sceso da 132,3 a 125,9.
L'aumento della Slovenia, 14,4 punti, anch'esso derivato, viene quasi interamente da ciò che vende. Il suo indice delle importazioni si è mosso appena, da 128,7 a 128,4, mentre quello delle esportazioni è passato da 130,1 a 148,3, ben davanti all'Italia, seconda con 132,6. La Slovenia è l'unico Stato membro le cui ragioni di scambio siano rimaste sopra quota 100 in ogni anno dal 2022 al 2025, ed è prima in classifica dal 2023.
I Paesi Bassi, terzi con un aumento derivato di 8,6 punti, hanno beneficiato in misura simile di entrambe le componenti: il loro indice delle importazioni è sceso da 122,7 a 117,2, il più basso dei 27 nel 2025, mentre quello delle esportazioni è salito da 118,9 a 123,7. La Germania è salita da 97,3 a 104,7 più grazie alle esportazioni che alle importazioni: l'indice delle prime è passato da 116,4 a 122,9, quello delle seconde è calato da 119,6 a 117,4.
Chi è rimasto più indietro
Il Lussemburgo ha perso più di tutti, 8,5 punti (differenza derivata), da 101,3 a 92,8, e la perdita viene dalle importazioni. Nel 2022 il suo indice dei valori medi unitari delle importazioni era il terzo più basso dell'Unione, a 119,4, a pari merito con quello della Finlandia; nel 2025 era il più alto, a 134,0. L'indice delle esportazioni, intanto, è salito soltanto da 121,0 a 124,4.
Cipro ha perso 7,7 punti (anche qui differenza derivata), questa volta per effetto delle esportazioni: il suo indice delle esportazioni è sceso da 127,9 a 116,5, mentre quello delle importazioni è calato appena, da 128,8 a 127,2. Dal 2018 le sue ragioni di scambio sono scese ogni anno, da 116,8 a 91,6. La Finlandia, uno dei tre Stati membri sopra quota 100 nel 2022, è scesa a 97,6, perdendo 3,7 punti (anche questa una differenza derivata): il suo indice delle esportazioni è calato da 121,0 a 116,5 e quello delle importazioni ha chiuso il periodo al livello da cui era partito, 119,4.
Malta è stata penultima ogni anno dal 2022 al 2024 e ultima nel 2025, con 88,1: un indice delle esportazioni di 111,8 contro uno delle importazioni di 126,9.
Perché il dato dell'UE resta fuori
La tabella di Eurostat riporta anche un indice per l'UE, che nel 2025 segna 110,4, il valore più alto della sua serie dal 2014 e superiore a quello di ogni Stato membro tranne la Slovenia. Non è una media dei 27. Nel dataset da cui la tabella è tratta, Eurostat pubblica gli stessi valori dell'UE come indici degli scambi con i paesi extra-UE, mentre gli indici di ciascuno Stato membro riguardano i suoi scambi con tutti i paesi. Un indice nazionale comprende quindi anche gli scambi fra Stati membri, in cui l'esportazione di un paese è l'importazione di un altro, mentre l'indice dell'UE li lascia fuori.
Il dato dell'UE dice invece che, negli scambi con il resto del mondo, l'indice dei valori medi unitari delle esportazioni dell'Unione è salito da 119,2 nel 2022 a 128,7 nel 2025, mentre quello delle importazioni è sceso da 129,1 a 116,6. Descrive gli scambi dell'Unione con i paesi extra-UE, non uno Stato membro tipo, e nessuna delle due classifiche lo riporta come riga di riferimento.
Un anno base tutt'altro che tranquillo
Il 2021 è l'anno di riferimento scelto da Eurostat, e non è un anno neutro. In 24 Stati membri le ragioni di scambio erano più alte nel 2020 che nel 2021, quindi l'anno base arriva dopo un calo. Prendendo invece come termine di confronto il 2019, nel 2025 nove Stati membri risultano più in alto, 17 più in basso e la Francia esattamente allo stesso livello, 99,3. Con questo confronto il Belgio e l'Estonia si aggiungono a chi ha guadagnato e la Lituania ne esce, ma la maggior parte degli Stati membri resta in perdita qualunque base si scelga.
Ragioni di scambio dei beni, 2025
| Paese | indice, 2021 = 100 |
|---|---|
| Slovenia | 115,5 |
| Paesi Bassi | 105,5 |
| Italia | 105,3 |
| Lussemburgo | 92,8 |
| Cipro | 91,6 |
| Malta | 88,1 |
Questa tabella come dati: CSV · JSON
Tutti gli Stati membri per questo indicatore+
I Member vedono qui tutti gli Stati membri per questo indicatore, non solo le righe che la classifica stampa. Diventa Member
Incorpora questo grafico
Incolla questo codice in una pagina. Il riquadro riporta la fonte e la data di estrazione e rimanda allo studio.
Variazione delle ragioni di scambio dei beni fra il 2022 e il 2025
| Paese | punti indice (derivato) |
|---|---|
| Italia | 15,7 |
| Slovenia | 14,4 |
| Paesi Bassi | 8,6 |
| Finlandia | -3,7 |
| Cipro | -7,7 |
| Lussemburgo | -8,5 |
Questa tabella come dati: CSV · JSON
Tutti gli Stati membri per questo indicatore+
I Member vedono qui tutti gli Stati membri per questo indicatore, non solo le righe che la classifica stampa. Diventa Member
Incorpora questo grafico
Incolla questo codice in una pagina. Il riquadro riporta la fonte e la data di estrazione e rimanda allo studio.
Che cosa questi dati non dicono
- Prezzi medi per unità, non una rilevazione dei prezzi
- Un indice dei valori medi unitari divide il valore degli scambi per la loro quantità, e segue quindi il prezzo medio pagato per chilogrammo o per unità di qualunque cosa abbia attraversato il confine. Quando un paese comincia a esportare merci più costose all'interno dello stesso codice di prodotto, o riduce quelle a buon mercato, il suo indice sale senza che alcun prezzo sia cambiato. Eurostat considera i valori medi unitari un indicatore dell'andamento dei prezzi, non prezzi rilevati presso i venditori. Le ragioni di scambio dell'Irlanda sono scese ogni anno dal 2016 al 2023, da 137,5 a 87,2; quanto di un movimento del genere dipenda dai prezzi e quanto da ciò che viene scambiato, la tabella non può dirlo.
- La riga dell'UE copre solo il commercio con i paesi extra-UE
- Nella tabella l'UE compare sotto il partner «tutti i paesi del mondo», ma il dataset da cui la tabella è tratta, ext_lt_intertrd, pubblica gli stessi valori dell'UE come indice del commercio extra-UE, mentre lì l'indice di ciascuno Stato membro copre tutti i suoi scambi, compresi quelli con gli altri Stati membri. Il dato UE del 2025, 110,4, non è quindi confrontabile con le righe nazionali e non ne è una media. Nella tabella le righe dell'area euro sono vuote.
- Tutto è misurato rispetto al 2021
- Ogni indice vale 100 nel 2021, quindi un valore descrive la variazione da quell'anno e non un livello confrontabile fra paesi in senso assoluto: la Slovenia a 115,5 e Malta a 88,1 dicono quanto ciascuna si sia spostata dalla propria posizione del 2021. Eurostat ha spostato l'anno di riferimento dal 2015 al 2021 con la pubblicazione di marzo 2025 e giudica limitato l'effetto del cambiamento, perché gli indici sono concatenati di anno in anno. Una frase della descrizione del dataset restituita dall'API indica ancora il 2015 come anno di riferimento, mentre le sue etichette, la sua frase iniziale e la sua pagina di metadati indicano il 2021.
- Solo beni, tutti i prodotti insieme
- Sono indici del commercio di beni: i servizi ne restano fuori. Coprono tutti i prodotti insieme, quindi la tabella non può mostrare se una variazione venga dai combustibili, dagli alimentari, dai macchinari o da altro, e un paese che esporta soprattutto pochi tipi di prodotto può oscillare più di uno con esportazioni diversificate.
- I valori vengono rivisti
- Eurostat aggiorna gli indicatori di lungo periodo sul commercio a ogni aggiornamento mensile, quando gli Stati membri trasmettono nuovi dati di dettaglio e revisioni, per cui anche i valori degli anni passati possono cambiare. Le cifre qui riportate sono quelle pubblicate il 16 ottobre 2026.
Domande frequenti
- Che cosa sono le ragioni di scambio?
- Il rapporto fra i prezzi delle esportazioni di un paese e quelli delle sue importazioni, espresso come indice. In questa tabella di Eurostat i due termini del rapporto sono indici dei valori medi unitari, cioè del valore medio per unità di merce esportata e importata, con 2021 = 100. Sotto 100, con la stessa quantità di esportazioni si pagano meno importazioni che nel 2021; sopra 100, se ne pagano di più.
- Quale paese dell'UE ha le ragioni di scambio più alte?
- La Slovenia, con 115,5 nel 2025, seguita dai Paesi Bassi con 105,5 e dall'Italia con 105,3. L'indice sloveno dei valori medi unitari delle esportazioni ha raggiunto 148,3, il più alto dei 27, mentre quello delle importazioni era pari a 128,4. Malta è ultima con 88,1.
- Le ragioni di scambio sono scese nel 2022?
- Sì, in 24 dei 27 Stati membri, che sono tutti scesi sotto il livello del 2021; sono rimasti sopra quel livello soltanto il Lussemburgo, la Finlandia e la Slovenia. Per 14 Stati membri il 2022 è l'anno del valore più basso da quando la serie comincia, nel 2014. Quell'anno il valore più basso è stato quello dell'Italia, 89,6.
- Un indice dei valori medi unitari è la stessa cosa di un indice dei prezzi?
- No. Divide il valore degli scambi per la loro quantità, quindi si muove sia quando cambia la composizione delle merci sia quando cambiano i prezzi. Eurostat lo usa come indicatore dell'andamento dei prezzi, ma non è costruito con prezzi rilevati presso i venditori.
- Perché l'indice dell'UE è più alto di quello di quasi tutti gli Stati membri?
- Perché i due non misurano la stessa cosa, e quindi non possono stare nella stessa classifica. L'indice dell'UE, 110,4 nel 2025, copre soltanto il commercio dell'Unione con i paesi extra-UE, mentre quello di ciascuno Stato membro copre tutto il suo commercio, compresi gli scambi con gli altri Stati membri. Il dato dell'UE non è una media di quelli nazionali.
Nota metodologica
Nell'ambito delle statistiche sul commercio internazionale di beni, Eurostat pubblica un indice dei valori medi unitari delle esportazioni, uno delle importazioni e il loro rapporto, le ragioni di scambio, per l'UE e per ciascuno Stato membro, considerando come partner tutti i paesi e tutti i prodotti insieme, sotto forma di indici annuali con base 2021 = 100. Questo studio usa tutti e tre gli indici per i 27 Stati membri dal 2014 al 2025, e la riga dell'UE, per gli stessi anni, solo per spiegare perché non viene usata come riferimento. Ogni valore delle ragioni di scambio è stato confrontato con il rapporto fra i due indici pubblicati per lo stesso paese e lo stesso anno, e coincide con esso a meno degli arrotondamenti.
Gli indici sono riportati esattamente come pubblicati. Silver Data Lab ha ricavato la variazione delle ragioni di scambio fra il 2022 e il 2025 per ciascuno Stato membro come valore pubblicato del 2025 meno valore pubblicato del 2022, in punti indice: è ciò che mostra la seconda classifica. Ogni conteggio, posizione in classifica e confronto fra Stati membri riguarda tutti e 27: il numero di paesi sopra e sotto 100 in ciascun anno citato, la ripartizione dei valori del 2025 in tre gruppi (sopra 100, fra 99,0 e 99,9, sotto 99), gli anni in cui una serie ha toccato il punto più basso, il numero di Stati membri il cui valore del 2020 superava 100 e il confronto del valore del 2025 di ciascuno Stato membro con quello del 2019. Non è stato calcolato nient'altro.
Dati di origine
La serie alla base dello studio può essere consultata e riscaricata da Eurostat data browser. I filtri indicati sotto sono quelli applicati.
Trade unit value indices, by reporting country
tet00028
- Filtri applicati:
- freq=A · partner=WORLD · indic_et=IVU_EXP, IVU_IMP, RT_IVU · sitc06=TOTAL
- Estratto il:
- 2026-10-17
- Fonte aggiornata il:
- 2026-10-16
Scarica i dati
I dati su cui si basa la ricerca che hai letto, esattamente come sono stati scaricati e archiviati.
Tuoi come Member.
Dati scaricabili dai Membri
Come citare
Cita il vintage oltre allo studio: le cifre di questa pagina sono quelle estratte nelle date indicate sotto.
Silver Data Lab Research Desk (2026). Da inizio decennio, nella maggior parte dei paesi UE l'import è rincarato più dell'export. Silver Data Lab, pubblicato il 18 ottobre 2026, ultimo aggiornamento 18 ottobre 2026. https://www.silverdatalab.com/it/studi/ragioni-di-scambio-nell-ue
- Dati: Eurostat, Trade unit value indices, by reporting country (tet00028), filtri freq=A, partner=WORLD, indic_et=IVU_EXP, IVU_IMP, RT_IVU, sitc06=TOTAL; estratto il 2026-10-17; fonte aggiornata il 2026-10-16. https://doi.org/10.2908/tet00028
L'analisi di Silver Data Lab è rilasciata con licenza CC BY 4.0. Le statistiche restano dell'ente che le pubblica e ne mantengono le condizioni di riuso.
Scrivi alla redazione di ricerca
Una domanda su questo studio — una definizione, un filtro, un'interruzione della serie, che cosa i dati possono o non possono sostenere — riceve risposta da chi ha fatto l'estrazione.
I Membri possono scrivere alla redazione di ricerca
Studi in cui lo stesso paese è in testa o in coda

L'Austria coltiva già a biologico un quarto della sua superficie agricola
Nel 2020 il 9,1% della superficie agricola utilizzata dell'UE era a gestione biologica, a fronte di un obiettivo del 25% entro il 2030.

Per abitante, gli eventi climatici estremi costano alla Slovenia cinque volte la media UE
I disastri legati al clima costano all'UE 47,7 euro per abitante all'anno, in media sui trent'anni fino al 2023.

In nessun paese dell'UE nascono abbastanza bambini per il ricambio generazionale
Nel 2024 il tasso di fecondità totale dell'UE era di 1,34 figli per donna, contro il 2,1 convenzionalmente assunto come livello di sostituzione.